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giovedì 10 luglio 2003 GABIN & PAUL DABIRÉ
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GABIN DABIRÉ nasce a Bobo-Dioulasso nel BURKINA FASO, in Africa occidentale, culla secolare di cultura. Dopo alcune esperienza nel proprio paese, viaggia per l’Europa incrementando una serie di esperienze musicali. Nel 1975 Gabin Dabiré si stabilisce in Danimarca per studio ed entra in contatto con la musica sperimentale |

Discografia
-1990 CD “Kontômè (Spirits)” per la New Sound Placet
-1994 CD “Afriki Djamana: Music from Burkina Faso” per la Amiata Records
-1996 Nuovo arrangiamento CD “Kontômè (Spirits)” per la Amiata
Records
-1996 Collaborazione al CD “Daby-Bâ” del Bruno Genero Ensemble,
per la QDS
-1997 Partecipazione al CD “African Angels” per la Amiata Records
-1997 Collaborazione al CD multimediale “World Music Atlas” della Amharsi
Srl
-1998 Partecipazione al CD “Colors” per la Amiata Records
-2000 Partecipazione al CD “Africa X - Zokue Kpole” dedicato a PAOLO PANIGADA
per la Harmony Music
Afriki Djamana è
una raccolta di brani tradizionali e di composizioni originali di Gabin Dabiré,
un musicista e poeta appartenente all’etnia "Dagarì" del Burkina
Faso meridionale, situata al confine con il
Ghana
e la Costa d’Avorio. La particolarità di questa incisione è che
l’autore, che risiede ormai da più di un ventennio in Italia, ha cercato
in tutti i modi di rispettare le tradizioni del suo popolo, anzi, la lontananza
ne ha reso ancora più ossessiva la ricerca. Dabiré evoca qui il
mondo magico della sua infanzia e adolescenza; i suoni del suo villaggio vengono
rivissuti con una tale immedesimazione che nessuno si immaginerebbe mai l’autore
come un signore africano residente con la famiglia nei pressi di Siena e nessuno
crederebbe che la registrazione è avvenuta in uno studio di Piazza Verbano
a Roma e non nella Savana. La differenza sta nel fatto che questo è un
disco di un musicista africano colto, che, dall’Europa evoca il mondo del suo
villaggio, ed è quindi, oltre ad una straordinaria opera musicale, un
documento importante. Una raccolta di canzoni musicate senza disdegnare una
certa influenza occidentale, un po’ nello stile di un moderno "griot",
i dodici brani di questa raccolta sono come una piccola e personale antologia
poetica di sonorità tradizionali. La strumentazione é perciò
assai variata, come anche l’organico; il suono che ne risulta è "biologico",
terrigno. Sono suoni della terra, suoni totemici di pelli e budella di animali,
di zucche, di corni, di ossa, di canne e di legni. Anche le voci di Gabin Dabiré
e di suo fratello Paul, come anche quella di Therese Keità, sembrano
nascere lontano, dalla polvere della savana, all’ombra di un albero di mango….
Matteo Silva